| OGGETTO | Piano di Caratterizzazione Ambientale del sito A.T.M. S.p.A. – ID: 1930480031 |
| Committente | Azienda Trasporti Messina S.p.A. |
| Tipologia di servizio prestato | Direzione lavori e Redazione Analisi di rischio sito specifica |
| Periodo di esecuzione | 02/11/2023 – 06/04/2024 |
| Importo dei lavori e Categorie Servizi | € 146.742,00Suddiviso nelle seguenti categorie:P.03: € 146.742,00 |
Nel corso della fine dell’anno 2022, durante dei lavori di riqualificazione del piazzale antistante la sede dell’azienda del trasporto pubblico urbano della città di Messina, che erano stati intrapresi dall’Azienda stessa, sono stati rinvenuti – interrati sotto la pavimentazione stradale – serbatoi e cisterne del vecchio impianto di rifornimento utilizzato per la distribuzione del carburante. Questi serbatoi contenevano all’interno rifiuti liquidi idrocarburici (olii e altre sostanze infiammabili), insieme ai resti della vecchia pensilina e altri materiali di risulta.

Quindi, in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa di settore, l’Azienda ha messo in atto immediatamente la messa in sicurezza dell’area mediante scavo e rimozione dei serbatoi e cisterne interrate.
Ciò è stato seguito da un’attività di investigazione analitica preliminare sulle matrici di terreno interessate, sui rifiuti prodotti dallo scavo e della matrice aria. In questa circostanza si sono rilevati dei superamenti delle CSC per alcuni parametri per la matrice suolo e sottosuolo e, pertanto, il Gestore delle aree ha inviato la dovuta comunicazione ai sensi dell’art. 245 del D. Lgs 152/06. Si è passati quindi alla redazione del Piano di Caratterizzazione Ambientale vero e proprio il quale è stato approvato nell’Agosto 2023 ed eseguito in campo, invece, nel periodo novembre/dicembre dello stesso anno. La scrivente pH3 Engineering s.r.l. Unipersonale ha eseguito il servizio di Direzione Lavori delle indagini, la successiva Analisi di Rischio per la determinazione degli obiettivi di bonifica ed il conseguente progetto di messa in sicurezza operativa.
Le analisi eseguite nell’ambito del Piano di Caratterizzazione hanno mostrato dei superamenti dei limiti individuati dalla norma in merito alle CSC per i suoli (con riferimento alla colonna B della Tabella 1 di cui all’All. 5 Titolo V parte IV D.lgs. 152/06) e per le acque sotterranee (con riferimento alla Tabella 2 di cui all’All. 5 Titolo V parte IV D.lgs. 152/06).
Prima dell’inizio delle attività investigative di campo è stato effettuato un rilievo topografico delle aree mediante drone: ciò è stato ritenuto necessario soprattutto in ragione della presenza, pressoché al centro del piazzale, dell’importante depressione rimasta a seguito della rimozione dei serbatoi di cui si è detto prima. Il rilievo, quindi, ha permesso di individuare la geometria esatta di tale depressione: si consideri che questa è risultata avere un’estensione di circa 1.300 mq e il suo punto più basso è risultato trovarsi ad una profondità di più di 8 metri dal piano di calpestio delle aree adiacenti; quindi, si è riscontrata la presenza di una importante voragine. Queste informazioni hanno contribuito a delineare/ipotizzare l’assetto delle acque sotterranee ed il loro movimento.

Quanto alle indagini eseguite, come di consueto, queste sono consistite in: indagini dirette, indirette e analisi di laboratorio sia sui suoli che sulle acque sotterranee. I punti di perforazione complessivamente sono ammontati a 17. Rispetto al Piano di Caratterizzazione approvato ci sono state lievi variazioni, regolarmente concordate e autorizzate, in quanto:
- un paio di punti non risultavano più disponibili alla perforazione poiché, rispetto al tempo dell’approvazione del PdC, l’Azienda aveva dovuto porre in atto in modo indifferibile dei lavori di realizzazione di alcune pensiline che si collocavano proprio in prossimità dei punti che erano stati originariamente previsti: pertanto questi due punti sono stati spostati di pochi metri;
- alcuni dei punti che era previsto venissero attrezzati a piezometro, hanno fatto sospettare – durante la loro realizzazione – la presenza di falde su più livelli; pertanto, in corso di realizzazione questi sono stati affiancati da piezometri in configurazione di cluster, quindi a profondità di perforazione minore e opportunamente allestiti in modo da intercettare l’eventuale falda superiore.
In definitiva, quindi, le profondità di perforazione sono state: a 15 m per i sondaggi semplici e per quelli allestiti a piezometro; a 5 m per i due sondaggi semplici che ricadevano in seno alla voragine; a 6 m i piezometri/cluster. Le indagini indirette, invece, sono consistite in n. 6 tomografie elettriche distribuite in modo uniforme sia nel piazzale vero e proprio che negli spazi antistanti e retrostanti le officine.
Durante l’esecuzione delle indagini in campo, si è provveduto al contestuale prelievo dei campioni di terreno sia per la determinazione di eventuali superamenti delle CSC che per la determinazione dei cosiddetti parametri sitospecifici e al prelievo delle acque sotterranee. Le attività di prelievo sono avvenute in contraddittorio con ARPA che è stata presente in campo.
Le analisi di laboratorio hanno mostrato che erano presenti dei superamenti delle CSC per i suoli in alcuni punti e a profondità variabili relativamente al parametro idrocarburi pesanti cioè C>12. Per le acque, invece, la situazione si è presentata più variegata in quanto sono risultati dei superamenti delle CSC per diversi parametri: manganese, ferro e antimonio. Quanto alla valutazione dell’assetto della falda, come già anticipato, durante l’esecuzione delle indagini, si è sospettata la presenza di falde multilivello: infatti, fase di installazione dei piezometri di valle è emersa la presenza di una circolazione idrica intermedia, tra le quote -4,00 e -6,00 m, oltre alla presenza di una significativa falda più profonda posta a quota -12,00 m dal p.d.c.. Quindi, i due suddetti piezometri sono stati “affiancati” da piezometri di minore profondità e con fenestratura tale da intercettare tale eventuale “falda sospesa”. Si sono eseguite due campagne di misura del livello della falda: una in dicembre 2023 e una in marzo 2024. Le elaborazioni effettuate sui dati rilevati hanno mostrato, in definitiva, un andamento W-E (da monte verso il mare) e profondità di falda variabili tra i -10 e -13 m dal piano campagna.



Sulla base di questo quadro analitico, quindi, si è passati alla fase di Analisi di Rischio vera e propria. Questa è stata condotta con il software Risknet ver 3.1.1. PRO e – vista la delicatezza del contesto in quanto ci troviamo in un sito con attività lavorative di pubblica utilità in corso e difficilmente sospendibili – sono stati considerati due diversi scenari, uno a scavo aperto e uno a scavo chiuso. In entrambi i casi, il primo passo è stato quello della definizione del relativo Modello Concettuale Definitivo individuando tutti gli elementi salienti e cioè: sorgenti secondarie con individuazione dei poligoni di Thiessen, caratteristiche meteoclimatiche dell’area e bersagli.
- il primo scenario è stato denominato a scavo chiuso e prevedeva l’ipotesi di un ritombamento immediato della voragine; in questo caso la procedura di AdR ha restituito:
- una condizione di rischio ammissibile per l’uomo;
- e una condizione di rischio non ammissibile per la risorsa idrica attraverso il percorso della lisciviazione in falda degli idrocarburi Aromatici C11-C22. Quest’ultimo aspetto, però, non è supportato dai dati di campo visto che questi non hanno segnalato la presenza di C>12 nelle acque sotterranee oltre i limiti tabellari.
Nell’ambito di questo primo scenario, inoltre, è stato stabilito in 1.651 mg/kg il valore della CSR per gli Aromatici C11-C22 da assumere come obiettivo di bonifica nel caso di approvazione da parte di questa CdS del documento sottoposto alla sua analisi.
- il secondo scenario è stato denominato a scavo aperto ed è stato finalizzato al calcolo del rischio sanitario a cui sono eventualmente esposti i bersagli nella condizione in cui non si proceda al ritombamento immediato della voragine. È emerso che, con riferimento alla matrice suolo superficiale, non sussiste rischio per la salute umana e per la risorsa idrica. Per il suolo profondo e per la falda, invece, si hanno gli stessi risultati (sia in termini di calcolo del rischio che di calcolo delle CSR) dello scenario precedente.
In definitiva, quindi, visto il quadro delineato sin qui, il sito è certamente da definire contaminato, ai sensi della normativa vigente. Oltre a quanto appena detto in merito agli obiettivi di bonifica – stante che la contaminazione della falda è stata ritenuta non preoccupante in quanto ascrivibile a valori di fondo naturale tipico della configurazione geologica di Messina – è stato proposto un monitoraggio triennale della qualità della falda con frequenza di campionamento trimestrale per i parametri Fe, Mn, Sb, C>12.
Le risultanze dell’AdR, in definitiva, restituivano una condizione nella quale si potevano considerare contaminati i poligoni rappresentativi dei punti D5 e D6:

La scrivente pH3 Engineering s.r.l., inoltre, si è occupata della redazione del PFTE – Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica prima e del PE – Progetto Esecutivo poi della Messa in Sicurezza Operativa dell’area interessata dalla contaminazione. Nel passaggio dal primo al secondo livello progettuale, in relazione anche alle necessità operative dell’Azienda del Trasporto pubblico (la quale doveva terminare i lavori di riqualificazione richiamati in apertura), si è avuta la tombatura dell’importante voragine presente nel sito, facendo sì che la condizione di stato di fatto su cui si è basata la progettazione esecutiva fosse quella in cui il piazzale si presentasse nella sua regolare forma.
Il modello concettuale sviluppato a seguito delle indagini svolte, nonché i limiti e vincoli logistici/fisici del sito in esame, imponevano l’applicazione di tecniche e tecnologie in situ/on site, con la minimizzazione nel trasporto di materiali contaminati e l’applicazione di tecniche enhanced, ovvero di applicazioni che possano attivare ed accelerare i processi di bonifica. L’insieme di questi diversi fattori sito specifici ha fatto propendere per un’applicazione proiettata nel campo del bioslurping, ovvero una biodegradazione indotta e stimolata con l’iniezione di surfattanti biologici e biodegradabili, capaci di distaccare gli idrocarburi dalla matrice solida e renderli disponibili alla popolazione batterica autoctona e/o anche additivata con specie alloctone appositamente selezionate al caso in esame. La verifica dell’applicabilità della tecnologia è stata eseguita tramite test di laboratorio per la taratura dei parametri di processo, le cinetiche di reazione (termodinamica), le modificazioni dei parametri fisici e di biodisponibilità degli idrocarburi presenti nel suolo, i processi biodegradativi (biologia molecolare), la formazione di eventuali sottoprodotti di reazione più volatili e l’annullamento dei fattori esogeni di “disturbo”. Le prove in bioreattore da laboratorio hanno evidenziato innanzitutto la capacità della miscela acquosa contenente il prodotto surfattante di separare la fase idrocarburica adesa alle particelle della matrice suolo. La fase idrocarburica, in questo modo, viene trasferita nella fase acquosa, rendendola maggiormente biodisponibile all’azione batterica. Questo meccanismo rende molto più efficacie l’attività bio – degradativa, ad opera della comunità microbica autoctona, normalmente costituita principalmente dalle specie Pseudomonas luteola e Pseudomonas aeruginosa, ulteriormente aumentata con l’aggiunta di flora batterica specializzata, dimostrando l’instaurarsi di un processo metabolico dei batteri che utilizzano la fase idrocarburica quale fonte di carbonio. La combinazione dei due processi, termochimico e biologico, permette la degradazione degli idrocarburi presenti nella matrice suolo.
Il progetto di MISO è stato sviluppato secondo i seguenti step temporali:
Fase 1: Accantieramento, predisposizione di area logistica, realizzazione sondaggi a distruzione di nucleo e posa in opera di 157 aste di iniezione alla profondità di circa 13 m dal piano campagna, realizzazione di testa pozzo e chiusino carrabile. Collocazione tubazioni di mandata, collocazione di strato di usura. In questo modo il piazzale sarà rapidamente fruibile da ATM.
I sondaggi inizieranno predisponendo sin da subito l’area del campo pilota di cui alla successiva Fase 2.
Fase 2: campo prova – Durante l’esecuzione dei sondaggi, inizio test sistemi di iniezione e commissioning dell’impianto per verifica funzionale, attraverso l’esecuzione di un campo pilota mediante 16 micropiezometri, finalizzato a determinare le pressioni di esercizio ed i primi trend di abbattimento delle concentrazioni.
Fase 3: Avvio dell’intervento di MISO attraverso l’iniezione di miscela acquosa con surfattanti; maturazione e imbibizione degli strati insaturi del sottosuolo con la miscela iniettata e propagazione del surfattante; al termine, nuova iniezione con miscela acquosa con surfattanti e successivamente iniezione di miscela acquosa con batteri.
Fase 4: monitoraggio biodegradazione suolo, controllo Soil Gas e monitoraggi matrice acque sotterranee.
Fase 5: certificazione MISO – esecuzione 8 sondaggi, prelievo campioni compositi da ogni carota, sigillatura sondaggi, analisi chimiche e certificazione.


