| OGGETTO | ACCORDO QUADRO “Demolizione, Bonifica Amianto, Trasporti a Rifiuto” – Progettazione degli interventi di bonifica di Fondo Sacca’ relativa all’Accordo Quadro concluso in data 11/05/2022 n. rep. 4/2022/CC |
| Committente | Commissario Straordinario Del Governo per il risanamento delle baraccopoli della Città di Messina |
| Tipologia di servizio prestato | Progettazione definitiva-esecutiva, Coordinamento sicurezza in fase di progettazione |
| Periodo di esecuzione | 25/07/2023 – 28/05/2024 |
| Importo dei lavori e Categorie Servizi | € 1.169.866,70Suddiviso nelle seguenti categorie:P.03: € 1.169.866,70 |

La progettazione che si sta descrivendo è stata redatta dalla pH3 Engineering s.r.l. Unipersonale ai sensi dell’All. 3 alla parte IV del D. Lgs 152/06 e ha riguardato gli interventi necessari alla bonifica dell’area ubicata in via Maregrosso angolo rione Cannamele, denominata Fondo Saccà, nel Comune di Messina (ME).
La progettazione, si specifica, faceva parte di un appalto integrato. La bonifica dell’area si è resa necessaria nell’ambito di un più ampio contesto di riqualificazione ambientale ed urbanistica delle aree, le quali erano state interessate per decenni (e sino agli anni 2020) dalla presenza di fabbricati per lo più abusivi e di caratteristiche costruttive incerte (cd. baracche).
Tale riqualificazione prevedeva (e prevede, in quanto le attività sono da considerarsi in itinere) la realizzazione – previa demolizione delle cosiddette baracche – di un certo numero di unità abitative prefabbricate in legno, da destinare ad aventi diritto.
La demolizione delle baracche, avvenuta negli anni immediatamente precedenti alla redazione del presente documento, aveva lasciato il sito con delle compromissioni delle sue caratteristiche ambientali che avevano fatto emergere una condizione di potenziale contaminazione del suolo e sottosuolo, innescando le procedure di cui all’art. 242 del D. Lgs n. 152/06.
In ottemperanza a quest’ultimo è stato redatto (settembre 2022) ed eseguito (novembre/dicembre 2022) il piano di caratterizzazione ed è stata implementata la successiva Analisi di Rischio sito specifica con proposta delle Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR) riportate accanto per l’ammissibilità dell’uso abitativo.
Poiché le tecniche di bonifica in genere applicabili ai siti contaminati dipendono dagli esiti della analisi di rischio e dello scenario di progetto a seguito della restituzione agli usi dell’area, il progettista – avendo valutato la matrice costi-benefici in termini di impegno di spesa, tempi di attuazione e certezza del raggiungimento degli obiettivi di bonifica – ha individuato la tecnica di bonifica maggiormente sostenibile in quello che viene definito intervento ex situ off-site, ovvero con movimentazione e rimozione di materiali e suolo inquinato fuori dal sito stesso, per avviare i rifiuti negliimpianti di trattamento autorizzati o in discarica.
L’intervento, in definitiva, si riconduce ad attività di scavo e movimento terra con successivo conferimento dei materiali di risulta (inquadrati come rifiuti) presso impianti/discariche idonei.
Il progetto prevede, inoltre, il ricolmamento delle aree escavate con materiale granulare drenante di cava ben costipato e, inoltre, contempla alcuni scavi la cui finalità non è quella della bonifica ma il raggiungimento di idonee caratteristiche geotecniche per la posa dei realizzandi edifici.
Come anticipato, il progetto di bonifica si è tradotto, in termini esecutivi, in operazioni di scavo e smaltimento. Diviene di fondamentale importanza il tracciamento delle aree di scavo in quanto: gli spessori di scavo si presentavano eterogenei in funzione delle risultanze dell’AdR: alcune porzioni del fondo necessitavano di rimozioni di orizzonti stratigrafici più significativi e consistenti di altre e – inoltre – le aree di scavo, in termini planimetrici, si presentavano come poligoni dalle forme irregolari in ragione del fatto che discendevano dai poligoni di Thiessen individuati nella precedente Analisi di Rischio.
La progettazione, pertanto, ha previsto la precisa georeferenziazione dei punti necessari e sufficienti a delimitare in modo univoco le aree di scavo. Ciò è stato possibile mediante un rilievo fotogrammetrico con Sistema Aeromobile a Pilotaggio Remoto (SAPR o UAV Unmanned Aerial Vehicle) supportato da un rilievo “a terra” attraverso l’acquisizione di punti di controllo mediante sistema GPS con correzione RTK.
Utilizzare il drone per la topografia è un metodo che non sostituisce quelli tradizionali, ma risulta complementare a questi ultimi e, inoltre, consente un importante risparmio di tempo in relazione alla quantità ed alla qualità dei dati acquisiti in campagna.
Le attività di rilievo sono state condotte con attrezzatura di proprietà del progettista, il quale ha provveduto anche alle successive attività di post processing dei dati acquisiti al fine di ottenere come output delle attività: Ortofoto con risoluzione 6.85 mm/px con estensione geotiff; DEM (Digital Elevation Model) 1.37 cm/px con estensione geotiff; Nuvola di punti densa con estensione las. Tali output dell’attività di rilievo hanno permesso di definire nel dettaglio le lavorazioni di progetto, come meglio verrà descritto appresso.


Come anticipato, il progetto ha previsto la precisa georeferenziazione dei punti necessari e sufficienti a delimitare in modo univoco le aree di scavo. Pertanto, in fase esecutiva – a valle delle normali operazioni propedeutiche, quali l’accantieramento e la predisposizione degli apprestamenti di sicurezza – si provvederà a tracciare a terra (mediante picchetti) tutti i vertici utili alla perimetrazione delle aree. Questi ultimi sono stati puntualmente individuati grazie al dettagliato rilievo topografico sopra descritto e le loro coordinate sono state fornite nel sistema di riferimento WGS84 – UTM33N (EPSG32633).
Gli scavi sono stati pianificati in progetto con una precisa sequenza in quanto, trattandosi di un intervento di bonifica, erano da scongiurare fenomeni di cross contamination consistenti nell’alterazione delle caratteristiche ambientali di un terreno ipoteticamente pulito a causa di sposamenti involontari (anche per effetto del movimento dei mezzi di cantiere) di porzioni di terreno contaminato.


La sequenza di lavoro ha contemplato, di volta in volta, il posizionamento delle cosiddette baie di abbancamento ovvero aree nelle quali depositare temporaneamente il terreno contaminato escavato in attesa che questo venga caricato sui mezzi per il conferimento agli impianti. Poiché i terreni escavati costituiscono rifiuto e pertanto non risulta prudente il loro posizionamento su terreno nudo, tali baie sono state progettate con caratteristiche idonee a garantire un elevato livello di tutela ambientale: tre lati della singola baia saranno delimitati da un rilevato in terra compattata in modo da costituire un appoggio per il terreno sciolto conferito in esso.
Ogni baia sarà in grado di accogliere al massimo 500 m3 di terreno considerando cumuli di altezza non superiore a 2 m. Il fondo delle baie verrà realizzato con un pacchetto costituito da (dal basso verso l’alto): Tessuto non tessuto di separazione g/mq 200; Telo impermeabile in LDPE 1 mm; Ulteriore TNT a protezione del geocomposito.
I rifiuti escavati verranno collocati sopra il pacchetto sopra descritto fino al raggiungimento della volumetria stabilita; eseguita la caratterizzazione per la classificazione e l’ammissibilità in impianto, il cumulo verrà ricoperto con un altro telo LDPE fino all’inizio delle operazioni di carico mezzi conferitori al fine di evitare lisciviazione dei contaminanti o dispersione eolica.

Un altro punto saliente del progetto è stata l’individuazione degli impianti di conferimento dei terreni escavati. La rosa di possibili impianti è avvenuta con riferimento ai codici CER ipotizzati in fase di progettazione con gli indirizzi forniti dalla ditta Esecutrice (già individuata in quanto trattavasi – come detto – di appalto integrato), contemplando il criterio guida della prossimità degli stessi all’area di lavoro.
Il progetto, infine, ha dato ampio spazio alla pianificazione di tutto quanto concerne l’accantieramento necessario alla realizzazione dell’intervento.
Oltre al canonico posizionamento di box ed uffici di cantiere, trattandosi di un intervento di bonifica, si è dato ampio spazio all’individuazione di soluzioni che limitassero e/o scongiurassero la possibile fuori uscita di contaminanti dall’area di cantiere.
Si fa riferimento:
1) alla presenza, in seno all’area logistica da allestire per la conduzione del cantiere, di un opportuno impianto di lavaggio delle ruote dei mezzi in uscita dalle aree di lavoro;
2) all’individuazione di soluzioni (quali i cannon fog) in grado di limitare le emissioni polverulente durante le operazioni di scavo.
Nel primo caso, il progettista ha individuato le caratteristiche essenziali dell’impianto, prescrivendo negli elaborati progettuali che esso sia costituito da un’unità di lavaggio mobile a ricircolo di acqua, zincata a caldo, con pareti antispruzzo, vasca di raccolta fanghi delle pompe, vasca di riciclo, sistema di pompaggio, rampe in calcestruzzo e unità di controllo.



